Un lungo cammino…

La propria strada è celata

Ho l’animo generoso
non lo è stata la vita
che mi costrinse lunghi
estenuanti mesi d’ospedale
ed operazioni a cucirmi
come vestito sgualcito.


Sul mio corpo ho cicatrici
lunghe ferite senza guerra
infiniti giorni sine die
a combattere malattie
io sono nato settimino
fragile e leggero pulcino.


A tre settimane i miei occhi
non ancor perfetti videro
madama morte e la falce
con un pianto e fortuna
la scacciai nel buco nero
e gli incubi di mia madre.

Che ancor oggi ha lacrime
per me, per i miei giorni
a combattere come tigre
ogni mia debolezza o mancamento
ad affrontare la pesantezza
d’ogni gesto quotidiano: a stento
le mie difese stanche e pigre.

Poi, c’è tutta la poesia
quella classica e antica
epica e grandiosa, la mia
sollievo vivo della fatica
del vivere con sofferenza
non poterne più fare senza.

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