Un lungo cammino…

La propria strada è celata

Tutte le terre ti son lontane
tutti i cieli son tumultuosi
non v’è attracco sicuro
il mare è sempre tempestoso
son sassi le parole ed i gesti
aghi i ricordi perduti nella nebbia
nebbie le tue terre perdute
ombre le strade e le case
abbandonate all’oblio severo
senza pietà di amati ricordi
dove son le anse e gli scogli?

Dove sono i campi a grano
e le vigne contorte e generose?
I passi sicuri e fermi  degli avi
che tracciavano il sentiero
che giungeva alle cattedrali
sentinelle del nostro passato
svanito e dissolto nella pira
che brucia ricordi e affetti
abbandonati come i vecchi
giunti alla fine della loro vita
trascorsa su millenarie pietre!

Vidi la morte in faccia

Vidi la morte in faccia
a ventidue giorni d’età
nato prematuro per lei
dovevo essere un bel bocconcino
sorte volle che sopravvivessi
si segnò la sconfitta sulla mano
per una vendetta rapida nel tempo.

A quattordici anni colpì beffarda
i miei reni fragili e malandati
superai anche questa prova
senza sfiorar la dialisi: sua serva
a cinquantanni colpì il cervello
inondando di sangue le sinapsi
rinacqui dal suo mortale tranello.

Attendo il suo terzo assalto  
ridendole in faccia beffardo
d’averla sconfitta per due volte
consapevole della sua vittoria
che si muoia si sa è inevitabile
affrontarla vincenti per due volte
è ai più impresa improbabile.

Nessuno può immaginare
come la vita sia un puzzle
di cose insignificanti solo in apparenza
ma quando questa è stravolta
da un danno cerebrale devastante
ogni gesto pesa, pur insignificante
esso sia, nella quotidiana economia
non c’è legame che ne abbia l’empatia
immergendosi per un solo istante
nella mia pelle nel mio dolore
incessante e spossante nemico
con armi aguzze e taglienti
che sminuzzano i miei intenti
seguendomi passo dopo passo
mordendomi la mente ed il pensiero.
Nessuno può immaginare
se non vi è scaraventato dentro
in una notte infame e disgraziata
rubandomi i sogni e la gioia
non c’è legame che ne abbia l’empatia.



Mia moglie ama i gatti
ed i gatti amano lei
piagnucolano se va via
se vado via sono impassibili
danzano le loro code
davanti a me se gli do il cibo
danzano intrecciate le loro code
appena ne scorgono l’ombra
il loro miagolio ricorda
un motivetto senza titolo
una nenia febbrile e bambina
che mi prendeva facendomi
bollire come termosifone.
Mia moglie ama i gatti
ed i gatti amano lei
anch’io amo tutti i mici
mi insegue Proserpina,
la atterriscono con un miao
si volta e torna da Giove!


Colonne d’Ercole d’oriente
ancora nella mia mente
le tue nebbie improvvise
le tue strade in saliscendi
i tuoi quartieri cinesi
ove cento occhi a mandorla
ti osservano gentili affabili
per venderti cianfrusaglie
pseudo antiche cineserie
lì il ponte rosso rubino
apre le porte all’oceano
sponda dell’impero Ming.

Da te venni aurea America
a cercare le strade dell’oro
trovai oro nei miei pensieri
illuminasti la mia vita
ancor brilla il tuo ricordo
di diamanti mia ricca spilla
San Francisco e la tua baia
scolpite immagini nella mente
Mills valley, San Rafael dove siete?
Celate nei meandri dei ricordi
delle tue tortuose strade
dalle sequoie giganti offuscate.

Case tue colorate e gioiose
piegate da ruggiti della terra
affondano le radici nella melma
l’immenso acuto grattacielo
staglia il suo profilo sulle vele
che solcano le onde sincere
ti chiamano amorevolmente
Cisco! Ma io ti chiamo nostalgia
di rivederti ancora un giorno.

Dolore ombra d’ogni tuo gesto
sussurro muto dietro ogni parola
compagno fedele di notte e giorno
attende paziente il tuo risveglio
per ululare la sua nefasta gioia
ombra del tuo impercettibile pensiero
assassino dei versi nascituri
padre della confusione nella mente
fratello del tuo claudicante passo
ombra scura su ogni luce futura
offusca i lievi felici ricordi
brucia le pagine già scritte
vertigine dell’usuale vissuto
compagno fedele amante cupo
Dolore spina nel molle fianco…



Perduti tra le rocce
effimeri come soffio
nel vento dell’universo
memoria labile e fragile
come cristallo riluce
spezza i ricordi ricuce
vecchi lampi di memoria
senza filo senza storia
versi di cristallo
rimarranno a futura memoria
del mio percorso travagliato
tra rocce d’incomprensione
malintesi figli di una
difficile mia espressione
effimera la mia esistenza?
Vorrei vivere cent’anni
ma la morte è certa
perduti i miei versi
effimeri come un soffio
lampi della mia storia.


Bevo il caffè amaro
che amara è la mia vita
segnata dal tradimento
trasformato in poesia
non c’è zolletta di zucchero
nei miei giorni dolorosi
dolenza mia fedele compagna
come un barboncino mi segue
alle volte si fa lupo
rende il mio giorno cupo
troppi i miei giorni in ospedale
filo rosso della mia esistenza
Bevo il caffè amaro
che amara è la mia essenza
dolce è solo la poesia
compagna fedele di malinconia
i miei versi non hanno rima
ma la loro presenza è in cima
ad ogni miei profondi pensieri
offrono luce ai giorni neri…


Chi ha inventato il tempo?
Scompiglia gli anni
copia a l’infinito i giorni
poi un giorno dice: fine
tutto svanisce nel brunire.

Chi ha inventato gli anni?
Scruta l’umanità far danni
ripete a l’infinito vuote parole
porgere l’altra guancia al nulla
una novità confonde e trastulla.

Chi ha inventato l’amore?
Che distrugge i cuori
scompagina il pudore
ferisce le nostre certezze
tradisce per delle piccolezze.

Chi ha inventato la guerra?
Che scompiglia gli uomini
alla vana ricerca di gloria
scruta il male nei cuori
distrugge le case e gli amori.

Chi ha inventato Dio?
Satana o forse Ananche
per queste folle stanche
in disperata ricerca d’una ragione
di un tempo reggia e prigione…

La vita m’è pesante
nulla, nessuno l’alleggerisce
neppure chi m’è vicino
non per cattiveria: non capisce!
Difficile l’empatia col dolore
fisico, che ti annienta: ottunde
i gesti, la mente ed il presente
dimentica cose importanti.

La vita m’è confusa
scompagina i pensieri
leggeri, rende pesante
e incessante ogni cosa
il dolore confonde e svuota
il senso di ciò che faccio
come esser sospeso immerso
sott’acqua senza un mare.

M’è pesante e confusa
la vita senza la poesia
fra i lenti gesti e le dita
alle mie spalle m’osserva
il mare con le sue onde
lontana l’Elba mi ricorda
i miei ingenui passi bambini
il monte Cinto: la terza età.