Un lungo cammino…

La propria strada è celata




Rimpianto di me ingenuo bambino
affascinato davanti all’albero di Natale
ammaliato ad ogni più piccolo regalo
posto ai suoi piedi era un miracolo
l’atmosfera di quei giorni era magia
magia per me e tutta la famiglia
raccolta attorno al santo Natale
il bel presepe con cento statuine
il bue l’asino ed il bambinello
posti sotto il verde alberello
con gli addobbi colorati e mille
luci scintillanti colorate e lampeggianti.

Rimpianto di me ingenuo adulto
che credeva all’amore eterno
d’una moglie o quello fraterno
mi salvarono solo le sillogi e i versi
sconosciuti incantano le mie parole
sui social o su Instagram lascio il segno
io che da bambino ero bravo in disegno
ed adolescente sognavo le belle arti
finii ragioniere annegato nelle cifre
tra attivo e passivo, saldo di bilancio
ratio complesse ed analisi rompicapo
per far quadrare ciò che non piaceva.

Finii per amare l’informatica ed i computer
e fare loro programmi per nulla artistici
trovavo in ciò gran soddisfazione
e l’appagamento di veder riconosciuto
il mio impegno la mia caparbietà
nel rendermi utile in questa società
non essere un uomo come tanti altri
uno che si distingue in mezzo all’ovvietà.

           

       Stessi gesti, stesse parole
       ogni giorno, ogni notte
       mi perdo nei miei pensieri
       con l’ispirazione faccio a botte
       annego in mille fatti disordinati
       in questo mondo disorientato
       alla ricerca della giusta via
       rubo molti ritmi degli altri
       come nave in mare seguo la scia
       alla disperata ricerca delle mie radici
       ho attraversato terre ed oceani.

       Stesse parole, stessi gesti
       ogni notte, ogni giorno
       in un’altra lingua quella del ritorno
       perso nei fatti del mondo
       che dall’impazzimento ci desti
       condivisione parola d’ordine
       d’ogni pensiero ogni immagine
       il nostro spazio su di noi s’avvita
       confina il pensiero restringe la vita
       a gesti quasi meccanici, senza fine
       come computer ben programmati.

Ho l’animo generoso
non lo è stata la vita
che mi costrinse lunghi
estenuanti mesi d’ospedale
ed operazioni a cucirmi
come vestito sgualcito.


Sul mio corpo ho cicatrici
lunghe ferite senza guerra
infiniti giorni sine die
a combattere malattie
io sono nato settimino
fragile e leggero pulcino.


A tre settimane i miei occhi
non ancor perfetti videro
madama morte e la falce
con un pianto e fortuna
la scacciai nel buco nero
e gli incubi di mia madre.

Che ancor oggi ha lacrime
per me, per i miei giorni
a combattere come tigre
ogni mia debolezza o mancamento
ad affrontare la pesantezza
d’ogni gesto quotidiano: a stento
le mie difese stanche e pigre.

Poi, c’è tutta la poesia
quella classica e antica
epica e grandiosa, la mia
sollievo vivo della fatica
del vivere con sofferenza
non poterne più fare senza.

Davanti ad uno schermo
di computer o cellulare
cosa rimane da amare?
Un sorriso è uno scherno
del fato su gambe stanche
alla mercé di Ananche
seduti sui gradini della torre
i ragazzi non si guardano
dallo smartphone stretto in mano
hanno gli occhi ipnotizzati
dalla tecnologia mesmerizzati
passi davanti a loro silenzioso
non odi una parola uno scherzo
sono i nuovi ragazzi millenium…


Le mie poesie m’assomigliano
ma non sono io: un mio riflesso
polaroid sfuocato in bianco e nero
appena rassomigliante al mio vero
hanno con il mio vissuto un nesso
sono schegge del mio vissuto
tracce delle emozioni che appaiono
su un foglio bianco dello schermo
poi per mia distrazione  a volte
tra le sinapsi confuse scompaiano
riaffiorare dopo giorni in disarmo
confuse tra i miei gesti quotidiani
m’affanno a fissarle costantemente
tra un articolo di cruenta attualità
una partita o una semplice banalità
del vivere quotidiano opprimente
assomiglio alle mie poesie
sono parte mia: figlie mie…

Ombre di alberi lontani
si chiamano per nome
nome silenzioso e grigio
come tutto ciò che avvolge
ogni pietra solinga e muta
ogni fiore intriso di brina
foglie zittiscono i passeri
sperduti tra ramoscelli
e paurosi oscuri tronchi
soldati in attesa d’un raggio
di li luce brillante e calda
che squarci la nebbia e la malinconia
tramuti la tristezza in pura poesia
nebbia confondi i pensieri e la gioia
vorresti affogar tutto nella noia…

Non sono un letterato
sono solo un ragioniere
che sognava da ragazzo
di diventar un vero artista
del pennello e grezze tele
trasformate in un ritratto
o in bucolico paesaggio.
non sono un letterato
ragioniere ed informatico
ho trasformato in poesia
il divino dono della creatività
che il signore m’ha donato.

Ci vuole coraggio per inventarsi
qualcosa che sia il più possibile
vicino al tuo sogno da ragazzo
veramente non sono un letterato
eppure scrivere è il mio ossigeno
per coerenza dovrei maneggiar
bilanci e conti attivi e passivi
o codici astrusi d’informatica
lontani linguaggi dalle sillogi
dalla poesia dai versi e scrittura
che ragion di vita son divenute
per me chinato su contabili prospetti.

Non sono un letterato
eppur di libri ho piena la casa
vorrei due vite per leggere
tutto ciò al mondo s’è creato
in italiano francese o inglese
lingua è solo un umano codice
in realtà su questa piccola terra
le emozioni non hanno frontiere
ogni cultura pur astrusa e lontana
ha creato mitologia sogni e poesia

che il sogno è umana aspirazione
ucciso da sete di potere ed ambizione…


Quella musica con ritmo languido
che entra nell’anima segue il battito
del cuore delle profonde emozioni
tempistica perfetta con le passioni
metronomo delle pene degli amori
musica perfetto abito dei tuoi umori
quelle note son stanche tuo specchio
della tua sensibilità della tua umanità
nenia infantile o canto d’amore
non si sa, nessun mai lo saprà
la magia di chi la compose ti strega
t’incanta nelle tua mente si ripete
ad occhi chiusi di passione s’accende
vorresti che mai finisse: carro cortese
accompagnarti sino all’ultimo respiro
tua liturgia povera senza pretese.

Cerco profonde parole
che colpiscano il cuore
cerco rime baciate
che scolpiscano gli occhi
resta qua mia anima

poesia mia ragione di vita
tracci i sentieri d’ogni giornata
resta qua mia mia anima
il dolore è a metà strada
tra la gioia e la viltà


Note infondono malinconia
compagna fedele da una vita
segnata da sfide con la morte
che a tutti parevan finali
resta qua anima mia…



Forse avrei dei versi
nel mentre scelgo negli scaffali
le cose segnate sul post-it
ausilio per la debole mente
che claudicante zoppica.

Forse avrei delle poesie
mentre attraverso la strada
col carrello pieno di spesa
che sobbalza sull’asfalto
sconnesso e malfermo.

Forse avrei rime baciate
allorché svuoto la lavastoviglie
e metto in ordine le posate
soldati pronti alla battaglia
nell’attesa dello scontro con papille.

Forse avrei un capitolo nuovo
tra i gesti quotidiani d’arresa
alla abitudine che tutto appiattisce
routine nel vivere piccole cose
perle nella collana della vita